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La Storia
Il Territorio
Lo stemma
Tradizione popolare

 


Anno 2019

TARI:
Scadenza 3^ rata 30.09.2019

IMU:

Scadenza 2^ rata
16.12.2019
TASI:

Scadenza 2^ rata
16.12.2019





 
 




Domande per iscriversi/cancellarsi
all’albo dei presidenti di
seggio e scrutatori anno 2019

Storia 

 

 

Le Origini del Nome

Da un documento del 3 ottobre 1130, dove il nome è riferito nella forma pilaranica, e da altri del 1129, 1286 e 1314, in cui è detto plaranica, si può dedurre che il nome primitivo risulti dalla fusione di due termini: il primo rappresentato da un prefisso fluttuante pi, pie o pla, il seconda dalla parola Laranica o, più anticamente, larianica.

Il nome Larianica è frequente dal IX all’ XI secolo e Larianica indicava il luogo ora chiamato Ranica, presso Bergamo. In un documento del 1022 tra varie località poste a destra del serio in territori cremasco, sono menzionate quelle di Albinengo (binengo, poco sotto Sergnano), Casaliclum (Casaletto Vaprio) e un’altra chiamata Lario. Se la pergamena fu letta bene, quest’ultima non potrebbe essere che la radice da cui fu derivato Larianica o Laranica. Il prefisso si spiega come una contrazione di plebs. Il nome ricostruito significherebbe dunque Plebs Laranica, la Pieve di Lario. Larius, secondo lo Zeuss, è un vocabolo di origine celtica, dal significato generico di superficie coperta di acque. Perciò Pieranica avrebbe origini celtiche, pre-romane.

Stando così le cose, ne verrebbe che Pieranica, in antico, fosse Plebs, Pieve, cioè capoluogo di una circoscrizione ecclesiastica. Una conferma di ciò si troverebbe nel fatto che il parroco di Pieranica portò sempre, e porta ancora, il titolo di Prevosto, anticamente riservato ai veri prevosti delle pievi.

I Conti e gli Umiliati

Pieranica fu dimora, forse dalla prima metà del sec. XI, di una famiglia di conti, i Conti di Pieranica, anch’essi, come tutte le famiglie comitali dei paesi vicini, ramificazione dei Conti Gisalbertini di Bergamo. Appartengono a questa casa, con tutta probabilità, quei Plaranici che si incontrano frequentemente nella storia di Crema dei secoli XVII e XVIII.

Ai Conti di Pieranica quasi certamente si riconnette la creazione della Casa degli Umiliati di S.Martino in Crema, una delle tre case di quell’ordine esistenti nella nostra città e già ricordate altrove (Bagnolo e Capergnanica). Non abbiamo documenti in proposito, ma siccome questa casa si chiamava degli Umiliati di Pieranica, a chi se ne potrebbe ascrivere la fondazione, che comportava una dote fortissima, se non ai conti, i soli in Pieranica avvessero vasti possedimenti?

La vita dei pieranichesi all’inizio dell’ottocento

Agli inizi dell’ottocento gli abitanti di Pieranica vivevano con molta semplicità. La gente contadina viveva di quanto poteva raccogliere dal seminato nella amata e fertile terra. Abitavano in casolari di varia ampiezza, ove numerose famiglie condividevano momenti di vita comune e sentimenti altalenanti di serenità ed apprensione. Non mancavano contrasti di proprietà per l’una o l’altra casa o per i confini, che fortunatamente si risolvevano presto e tutto rientrava nella normalità.

Pieranica contava circa 500 abitanti, la maggior parte contadini e salariati a servizio di proprietari di latifondi terrieri.

Pochi erano gli occupati in attività artigianali o di mestiere. Era presente la lavorazione del baco da seta, in famiglia e all’interno della abitazione, ove si lavorava e si svolgeva la vita quotidiana.

Va notato con ammirazione il senso religioso presente nella gente. La loro stessa vita a contatto diretto con la campagna era segno di dono divino che veniva, giorno dopo giorno, onorato e compiuto in armonia con il creato. La presenza della preghiera, sulle labbra e nel cuore della gente, era ringraziamento per quanto veniva elargito: ecco il senso religioso presente e inscindibile da ogni azione quotidiana.

La povertà, la miseria, gli scarsi raccolti della campagna o i rischi del lavoro nelle stalle, erano fenomeni che si verificavano per l’una o l’altra famiglia, eppure nella rassegnazione, vi era la capacità di ritrovare la volontà per ricominciare con maggior sopportazione di fatica e sacrificio. Ciò era frutto dell’aiuto ritrovato nella solidarietà e nella speranza del divino. La fede popolare, fatta di semplici gesti e tradizioni, era incoraggiamento nei momenti di più dura prova.

 

 

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